Dicono che nella vita servono canini affilati come quelli dei coccodrilli. Olfatto da lupi e zampe da orsi. Gli occhi dell’aquila e l’agilità delle pantere. La velocità di un falco che plana sulla preda. La pazienza dei cani che aspettano dietro la porta senza lambire. La sfrontatezza dei macachi. La vigliaccheria delle iene che banchettano cadaveri ridendo.
Di tutto questo mondo animale io salvo solo gli animali. Inconsapevoli ispiratori di tanta cattiveria perpetuata dagli umani.
Ho un orologio inceppato nel fegato da 33 anni. Segna sempre la stessa ora: ora inesatta- ora lampeggiante-ora del mai- ora del sempre- ora dell’Altro.
Sono scema e sono contenta. Sono contenta di non partecipare a provini sessual-televisivi. Di non essere in lista per una festa idiota che si svolge in questa città, mentre i finanziamenti per i teatranti non ci sono.
Prendo il treno alle quattordicieventi e attraverso questa mezza italietta formulando sempre gli stessi pensieri: i treni del sud sono vascelli fantasma. Puzzano come cani sotto la pioggia e c’è l’aria condizionata in pieno autunno sulle vetture! Ma questo treno mi porta a casa. E quindi tappo il naso e apro il libro che mi sta procurando desquamazioni dermatologiche profonde al polso sinistro e un odio profondo per tutte le Bryony sparse nel mondo: viziate tredicenni senza occhi attenti e infuocati sul mondo. Tredicenni abbarbicate a scritture romanzate da liala e i suoi fottuti giardini del plenilunio. Odio le donne che tratteggiano la loro vita sulle storie d’amore: inventate, lette, cinematografiche, da fiction di quarto ordine. Amo le donne con la schiena spezzata dal riso da capare nelle paludi, dalle cicatrici enormi sulle braccia, con le chitarre in spalla che diventano un terzo braccio, le pittrici dalle mani unte e ovviamente le attrici di teatro che hanno le sinapsi sempre col singhiozzo.
Ad ogni modo… la sorpresa riesce, il soldato arrugginito di nome mamma, resta a bocca aperta vedendomi e piange… piange con le lacrime di chi i figli li vede 2 volte l’anno, perché ha avuto la forza di lasciarmi andare.
Mamma… che racconta alla gente e agli amici del mio teatro sbagliando nomi, opere e date, mamma che va a vedere “viola di mare” e dice che: “tu però non uscire tanto perché è un brutto periodo”. Mamma che ti ho “violentata” per farti diventare un po’ più morbida. Mamma che mi dice “lo so che avresti preferito che morissi io al posto di tuo padre” e io ci metto 3 giorni per capire che cosa in realtà volevi dirmi… “non sono tuo padre e non ti darò mai quello che ti ha dato lui” – del resto gli animali li capiamo uguale, anche se non parlano…
L’età mi porta tolleranza e comprensione. Ma l’età che ho raggiunto mi porta anche la tranquillità nel decidere di recidere per sempre con tristi anemoni di mare avvelenati come il mare della mia terra, che in realtà volevano avvelenare me. Le donne sanno essere così spiacevoli a volte. Prendersela con me che ho una vita intensa non significa che non dobbiate provarci anche voi. Io sputo fiele e sangue ogni giorno per avere un tassello in più nella costruzione dei miei sogni. Ma non ho denti affilati, né olfatto buono, né mangio cadaveri… sono Trudi, sono Alice, sono una bambina che riesce a far parlare persino lo sportellista della banca dei suoi problemi che ha con la moglie. Sono nata così. Non sono finta, non recito: sorrido. Guardo. Vedo. Ti vedo. Cerco di vedere la sconvolgente bellezza che le persone nascondono così bene, sotto chili di sciarpe e fondotinta. Non me ne frega un cazzo dei soldi. Nell’ultimo libro letto, la protagonista dopo anni di fame, diventa potente e popolare nella sua Cina e nasconde valige di soldi nell’armadio. Decide di bollirli nell’acqua calda… la casa si inonda di un odore mefitico. Infatti i potenti non toccano mai le banconote…puzzano.
Fumo 15 sigarette al giorno e sono troppe. E anche mamma fuma di nuovo. E fumiamo insieme nel soggiorno di casa. Che è così freddo da non crederci, però i plaid sono così morbidi e confortevoli e ti voglio così bene che mi guardo beautiful con te.
E poi ci sono gli Amici. Quelli che piangono quando ti riabbracciano e piangono quando parti. Gli amici che escono con l’influenza per vederti, che litigano con i mariti che invitano amici esterni alla comitiva perché io devo essere il centro della serata. E mi sento viva, amata, scelta. Amici che mi seguono grazie alla potenza dei social network, che sanno tutto di me e non mi giudicano mai.
E quanto li amo.
E poi ci sono le strade, le piccole immense strade della mia città. I bar e il caffè è buono e i taralli sono speciali. E le strade mi abbracciano. E giuro, non è un’impressione. Mi abbracciano davvero.
E poi ci sono le cene brille con le amiche di mamma, le risate da sentirsi male. i pranzi domenicali: tavolate di 6 persone che hanno ricevuto così tanti calci in culo dalla vita… eppure eccoci là attorno al ragù fumante, con Chiaretta che mangia felice, Aldo che ride con me e fuori l’albero di limoni occhieggia… il camino è acceso e le castagne in grembo da mangiare sotto tre strati di coperte. L’inverno della mia terra è un grembo materno. Aspetto la neve fin d’ora. La neve che è una gran madre, che tutto copre e tutto protegge, in attesa della primavera.
C’è il mio spettacolo. Il nostro spettacolo, che ti aspetta, anche se te ne tieni lontana. E’ un bambino che ha bisogno di cure e attenzioni e tra 2 settimane vedrà di nuovo la luce.
E ci sono i ritorni...gli amici di un ritorno in una città che è diventata così difficile da vivere. Gli Amici del ritorno che mi tengono sulle dita come un diamante da non so quanti carati.
E c'è il ritorno nelle braccia dell'Amore. Che ha paura per me, che mi spinge e mi stringe.
E c'è sempre il Teatro...
Recitare è come partorire miliardi di volte. Ogni volta nasce qualcuno diverso dal precedente.
Ma, non chiedetemi di spingere, di sopraffare, di soffiare cenere negli occhi, di mangiare carne, di fare sgambetti, salti da acrobata, graffiare.
Sono una scema e sono felice.
Bisogna essere veramente infelici per centrare la propria vita sull’odio e la sopraffazione.
Io seguo solo gli insegnamenti di mio padre: Ama e perdona e se non ci riesci dimentica.
Le mie bestie nere e i miei serpenti sdentati che coltivo nello stomaco, hanno guinzagli lunghissimi. Ma se mai dovessi decidere, allora mi piacerebbe imparare a scolpire sulla carne viva dei nazisti, degli omofobi, dei razzisti, dei pedofili, dei politici, degli assassini, dei mafiosi una sola parola: colpevole. Li metterei a catena e creerei il primo zoo umano. e ci porterei gli animali, con gran sacchetti di noccioline...a lanciargliele in faccia
Nb sono molto impressionabile ai capolavori cinematografici!